Il Salone del Mobile di Milano


Salone del Mobile Milano
Il Salone del Mobile di Milano è una fiera che gli addetti ai lavori conoscono molto bene. Imprenditori e rivenditori del settore arredo, così come qualunque designer o architetto, sono tutti consapevoli del fatto che l'arrivo della primavera preannuncia l'incombere dell'evento dell'anno.
Il Salone di Milano nasce nel 1961 come manifestazione fieristica tradizionale dedicata ai prodotti di arredamento ma nel corso degli anni si è sempre più caratterizzata come punto focale del design in senso più ampio, grazie anche alle manifestazioni correlate del Fuorisalone e più in generale grazie ad una serie di iniziative e di eventi che fanno della Milano Design Week un appuntamento internazionale dedicato al design che attira aziende e visitatori da tutto il mondo.

Il Salone del Mobile di Milano ospita al suo interno sezioni specifiche, alcune delle quali con cadenza biennale, riservate all'illuminazione, alla cucina, al bagno, all'ufficio, alla selezione di giovani progettisti.

La filiera industriale e commerciale del settore del mobile è di grande importanza per l'economia del nostro Paese e insieme con il settore della moda è un fiore all'occhiello del Made in Italy manifatturiero. Proprio come nella moda anche nell'arredamento ci sono state fasi storiche complesse in cui il Made in Italy non ha dato prova di particolare intelligenza strategica e lungimiranza. Proprio come nella moda anche nell'arredamento i produttori, spinti dalla pressione dei colossi internazionali della grande distribuzione, hanno troppo spesso preferito una tattica commerciale a breve termine, proponendo stimoli estetici stagionali e rinunciando alla ricerca tecnologica, allo sviluppo progettuale e al Design con la "D" maiuscola. Per molto tempo le dinamiche del Salone del Mobile di Milano sono state troppo simili alle dinamiche delle sfilate di moda pret-a-porter. Soltanto poche aziende del settore hanno mantenuto la retta via con tenacia e autorevolezza, superando gli ostacoli grazie ad un attento progetto di consolidamento del brand e di ottimizzazione delle risorse industriali.

Negli ultimi anni, complice la crisi, la situazione è qualitativamente migliorata ma non si è ancora consolidata abbastanza da poter finalmente decretare l'uscita dal tunnel della superficialità e della mediocrità progettuale. La forbice si allarga ulteriormente tra aziende lungimiranti che puntano alla qualità, al servizio e al design e le aziende affamate di profitto a breve termine che tentano di azzannare la giugulare del consumatore grazie a prodotti tanto furbi quanto inutili, prodotti dal valore intrinseco insignificante e dalla marginalità di profitto aberrante.

Il consumo di beni, anche nei prodotti di arredamento e di design, non è in se un problema. Il problema è la qualità del prodotto che acquistiamo con il denaro che è frutto del nostro lavoro, e la qualità dell'esperienza (di acquisto prima e d'uso poi) che portiamo con noi nel tempo, insieme con l'oggetto.
Parafrasando uno degli autori del film documentario Minimalism, da consumatori è giunto il tempo in cui condividere il nostro tempo al meglio con le persone anche grazie agli oggetti che ci circondano e che desideriamo acquistare, e non viceversa condividere il nostro tempo con gli oggetti che desideriamo acquistare coinvolgendo incidentalmente anche altre persone.
Gli imprenditori che hanno capito questo cambio di paradigma strutturale nella consapevolezza del consumatore possono immaginare di continuare ad ottenere profitti costruendo un sistema industriale di qualità.

Nei prossimi giorni al Salone del Mobile di Milano si potrà fotografare la situazione del settore arredo e individuare chi ha percorso la strada più lunga, faticosa e lungimirante della qualità e del design, e chi invece si è tuffato nelle mille scorciatoie delle mode passeggere.

Qualunque sia il resoconto della fiera, tra una settimana, il mondo andrà comunque per la sua strada. Nel frattempo io preparo il mio kit di sopravvivenza per affrontare le fatiche della design week milanese, con il solito dubbio, domandandomi se ne vale ogni anno la pena, considerati i prodotti e gli oggetti che vedrò in questi giorni, e con la solita consapevolezza, che ne vale sempre la pena, per le persone e le strette di mano che mi aspettano.



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