Workplace 3.0


Workplace 3.0
Cos'è il Workplace 3.0? La risposta più semplice è negli oggetti e nelle tecnologie che abitano i luoghi di lavoro contemporanei. La risposta più esaustiva e complessa si inoltra nelle dinamiche sociali e nella quotidianità di ognuno di noi. La definizione di Workplace 3.0 non può infatti prescindere dall'essere esplorata insieme ad altre definizioni come quelle di smart working e lavoro agile. Smart working e lavoro agile indagano più in profondità le relazioni tra individui e tra individuo e luogo di lavoro, con Workplace 3.0 si identificano in particolare gli oggetti e le tecnologie che utilizziamo quotidianamente mentre lavoriamo. Tecnologie digitali, portabilità informatica, connessioni wireless, cloud computing e dematerializzazione sono le tecnologie che hanno più di altre condizionato il nostro modo di lavorare e i nostri ambienti di lavoro. A condizionare gli ambienti e gli oggetti che utilizziamo per lavorare intervengono anche altri fattori, in particolare fattori sociali, conseguenti alla presenza di nuove generazioni nella forza lavoro e a nuovi lifestyle sempre più consolidati nei knowledge worker contemporanei. Con Workplace 3.0 si intende infatti analizzare in particolare i lavoratori della conoscenza, o knowledge worker, e il lavoro negli uffici (o quello che l'ufficio rappresenta nelle sue nuove declinazioni e fluide evoluzioni). Ma da dove arriva il Workplace 3.0? 

Per semplificare la storia del luogo di lavoro del knowledge worker possiamo utilizzare i principali strumenti di comunicazione e di relazione che ha avuto a disposizione nel tempo:

Workplace 1.0
Macchina da scrivere, carta carbone, calcolatrice e telefono sono il kit operativo del knowledge worker delle origini. La gestione di un ufficio era caratterizzata da una sostanziosa produzione di documenti, da una logistica capillare (tradizionalmente postale), da ampi spazi dedicati all'archiviazione.

Workplace 2.0
Con l'avvento dell'informatica e dei computer le operazioni di gestione si fanno più rapide e precise, con l'avvento di internet inizia la dematerializzazione documentale. I computer sono però ancora ben ancorati alla scrivania e l'importanza formale del supporto cartaceo è ancora preponderante. Dal punto di vista sociale l'avvento dell'informatica e del Workplace 2.0 provocano destabilizzazione ma non creano una cesura così netta con il Workplace 1.0.

Workplace 3.0
La portabilità informatica, le connessioni wireless e il cloud computing ci permettono finalmente di svincolarci dalla nostra scrivania e dal supporto cartaceo. Cambia l'approccio al posto di lavoro, la richiesta di servizi si impenna, si fa spazio la sharing economy e cambiano le abitudini di acquisto, più in generale si sviluppa una tendenza globale ad una architettura sociale molto più destrutturata rispetto al passato, si impongono nuovi lifestyle e si evolvono nuove gerarchie, regna la tendenza all'informalità e si sperimentano organigrammi liquidi.  

Come si è evoluto l'ambiente ufficio? Gli individui e la società si muovono e si evolvono ad una velocità che le aziende faticano a sostenere. Complice una situazione economica e finanziaria internazionale non semplice, gli investimenti sugli strumenti di lavoro spesso non sono all'altezza del cambiamento in atto. Nuovi software e hardware non possono essere una risposta definitiva alle esigenze del knowledge worker che abita il Workplece 3.0. Allo stesso tempo palestre e zone relax aziendali non possono essere una risposta definitiva alle esigenze delle nuove generazioni di lavoratori. L'attenzione all'interazione tra individuo e strumenti di lavoro e tra individuo e spazio di lavoro è sicuramente aumentata e i segnali di evoluzione sono interessanti, anche se ancora timidi e limitati. L'attenzione al comfort, all'acustica, all'illuminotecnica e all'ergonomia è cresciuta esponenzialmente anche in paesi come l'Italia che da sempre recepiscono questi valori in fortissimo ritardo rispetto ad altri contesti continentali o internazionali. L'ufficio acquisisce progressivamente sempre più connotati domestici, la mobilità informatica trasforma ogni luogo in potenziale ambiente lavorativo. I confini tra orario lavorativo e tempo libero o tra impegni professionali e passioni personali diviene sempre meno netto. La contaminazione tra relazioni professionali e sociali subisce continue evoluzioni.

Come rispondono i progettisti di uffici e le aziende di arredo ufficio a queste nuove esigenze? Forse lo vedremo nei prossimi giorni al Salone del Mobile di Milano, al Padiglione dedicato alla biennale Workplace 3.0. O forse no, forse vedremo aziende e progettisti rincorrersi sui materiali e i colori del momento, battagliando a colpi di effetti speciali e mode passeggere. La sostanza delle cose è nella necessità di trovare nuovi paradigmi di relazione tra aziende e dipendenti, nella necessità di immaginare uno smart office non solo negli slogan ma anche nei fatti. La risposta forse alberga ironicamente tra i tasti di una macchina da scrivere, negli ideali di un Adriano Olivetti che tanto tempo fa aveva già intuito il valore sociale e culturale del fare impresa. Solo allora si potrà immaginare di vedere soddisfatti i bisogni del knowledge worker contemporaneo, anche attraverso gli oggetti di arredo che questo nuovo approccio al lavoro renderà indispensabili in ogni progetto di  workplace design.

Immagine: Tavolo regolabile Emmesystem con comando wireless e battery pack.




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