La mia Milano Design Week 2016


Museo del Design Milano
Quest'anno ho potuto dedicare qualche giorno alla Milano Design Week. Ho trascorso una giornata in Fiera e un paio di giorni in città e tra gli eventi del fuorisalone. Vi racconterò in ordine sparso le cose che più mi hanno colpito e quelle che invece mi hanno deluso.
Ho visitato il Museo del Design in zona Navigli. La collocazione temporanea è stata gestita con un allestimento semplice ma tutto sommato ben curato. I pezzi esposti riassumevano ottimamente i momenti principali della nascita e dello sviluppo della storia del design, in particolare del design del mobile.
Zona Tortona mi ha un po' deluso, in particolare Superstudio ha perso molto dello smalto di un tempo. Sempre meno spazio sperimentale sempre più spazio commerciale. In generale poche idee, e confuse. In Tortona ho trovato ben curata l'esposizione organizzata da Archiproducts in collaborazione con alcune delle numerose aziende inserzioniste del portale. Poche cose, ben selezionate, ben raccontate. Niente di spettacolare, semplicemente un buon lavoro espositivo, complimenti.  La noia che pervadeva Tortona mi ha spinto ad investire qualche euro per visitare il nuovo Armani Silos, situato proprio in Zona Tortona a pochi passi dal Teatro Armani. Non sono un esperto di moda, e anzi direi che non sono assolutamente bravo nemmeno nel gestire il mio guardaroba, ma il percorso espositivo di Armani Silos mi è piaciuto molto, ripercorrere la storia della società attraverso i vestiti firmati Giorgio Armani è un viaggio che consiglio a tutti, indipendentemente dalla passione per il fashion system. Inoltre l'architettura dell'edificio è assolutamente emozionante. Da vedere.

Niente di nuovo da segnalare in città. Perlomeno da quello che ho potuto vedere. Le zone della città che si trasformano in zone espositive in occasione della Design Week si moltiplicano ogni anno, vedere tutto è assolutamente impossibile. Indispensabile prepararsi una lista delle cose che interessano di più. Oppure rassegnarsi (come me) girovagando a caso consapevoli del fatto che si vedrà di tutto e niente. In ogni caso del fuorisalone di quest'anno mi ricorderò soprattutto i momenti passati con amici e colleghi. Momenti dedicati ovviamente all'alcol, sacrificando inutili confronti professionali sulla design week.

Della giornata in fiera non mi sono piaciute un paio di cose. La gelosia con la quale qualche azienda difende anacronisticamente i suoi prodotti dagli sguardi digitali di cellulari e reflex. Ci sono altri modi per difendere le proprie idee e la propria competitività, e non parlo solo dei brevetti, ma del lavoro quotidiano sul posizionamento del brand. Un brand forte non teme qualche scatto rubato. L'altra cosa fastidiosa che ho trovato in fiera è stata il rinnovato proliferare dei cartelli "Vietato toccare" e "Vietato sedersi". Se i prototipi che esponi non stanno in piedi evita di portarli in fiera, oppure tienili sul retro dello stand, assieme alla scopa e agli scatoloni delle cialde di caffè, e tirali fuori solo all'occorrenza, solo quando è strettamente necessario. Pensavo che gli avvertimenti di questo tipo negli stand fossero finiti con la fine degli anni novanta, e invece...

Al Salonesatellite mi sono piaciute (tanto tanto) le sedie Evolution di Kosmos Project.
Al Salone mi sono piaciute (tanto tanto) le sedie di Jasper Morrison per Maruni, le soluzioni acustiche per il contract di arper, la madia Caruso di Miniforms, l'allestimento dello stand di Zanotta.

Svuotando le tasche al rientro mi son trovato questi biglietti da visita, quindi qualcosa di carino in questi stand devo averlo visto, controllerò meglio i relativi siti web nei prossimi giorni: String, KarvenDesign For Industry, Massimo Cappella, Simo Serpola.

Foto:  Location temporanea Design Museum Milano.


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