MAXXI: Arte contemporanea a Roma


Zaha Hadid MAXXI Roma Arte Architettura
Roma, un weekend estivo, caldo e soleggiato. Tarda mattinata, la città è tranquilla, i romani si sono tutti trasferiti al mare di primo mattino. L'entrata del MAXXI si mostra timida nel contesto cittadino, l'architettura di Zaha Hadid è quasi invisibile passando accanto alle cancellate in rete d'acciaio. Il piazzale interno è vuoto, passeggio costeggiando l'edificio in vetro, cemento e metallo, mi faccio distrarre alzando la testa e seguendo i volumi architettonici intrecciarsi con un andamento geometricamente voluttuoso. Proseguo a camminare con gli occhi all'insù rischiando di sbattere il naso addosso ad un colonnato e perdendo inesorabilmente le indicazioni per raggiungere l'entrata del museo. Le indicazioni, a dire il vero, sono poco intuitive, ma dopo aver provato a tirare e spingere una moltitudine di porte a vetri, come fosse un comunissimo ufficio postale di periferia, alla fine trovo l'agognato pertugio e posso finalmente entrare nel Museo Nazionale delle Arti del Ventunesimo Secolo, il MAXXI di Roma.
La Hall è di grande impatto, le scalinate interne che si intrecciano sopra la mia testa mi portano nuovamente con gli occhi all'insù, con sguardo meravigliato e sognante. In giro non c'è quasi nessuno, e il bar è praticamente vuoto, ottime notizie per un misantropo incallito come me. Inizio la visita dalla galleria del piano terra e poi salgo alle gallerie superiori. Più si sale e più l'architettura del MAXXI regala emozioni, con vetrate e ponti dal sapore marinaresco e intrecci labirintici quasi inquietanti, come se Zaha Hadid per le scalinate interne si fosse ispirata un po' a Escher e un po' al monastero de il Nome della Rosa. Mi perdo qualche Galleria strada facendo, nonostante la mappa e le mie giovanili esperienze di orienteering... Per essere sicuro chiedo lumi ad un addetto museale, che con un sorriso sincero e un malcelato accento romanesco mi consiglia di usare l'ascensore, perché le scale sono bellissime, ma ci si incasina un po'. Concordo con lui, le scale sono bellissime, ma mi sono decisamente incasinato. Raggiungo le Gallerie che mi ero perso per strada, e concludo la mia visita al MAXXI con questi pensieri nella testa: architettura emozionante, allestimento efficace, infografica e visual design insufficienti per un museo del Ventunesimo Secolo. 

In questa giornata al MAXXI ho visto:
- Food, dal cucchiaio al mondo (29 maggio / 8 novembre 2015). Un viaggio nel mondo del cibo, dal rapporto dell'uomo con il nutrimento alle contraddizioni degli scenari globali, dalla quotidianità alla sacralità del pasto, punti di vista non banali nell'anno dell' Expo
- Maurizio Nannucci, where to start from (26 giugno / 18 ottobre 2015). Una mostra antologica su Maurizio Nannucci che regala emozioni, soprattutto nel gioco tra luce e parola, tra ombre e pensiero. 
- Lara Favaretto, Good luck (30 aprile / 20 settembre 2015). Il tema della morte, della vita, della materia e dello spirito, della terra e del'anima, sono sviluppati da Lara Favaretto con poetica semplicità. 
- Olivo Barbieri, Immagini (29 maggio / 15 novembre 2015). Le città, raccontate da Olivo Barbieri con immagini fotografiche iconiche, quasi sognate, sospese, miniaturizzate, ma indiscutibilmente reali, quotidiane.

Foto: dal sito Fondazione MAXXI


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