Economia e marketing: cos'è l'obsolescenza programmata?


Prima o poi capita a tutti, una settimana dopo la scadenza della garanzia, di essere abbandonati dalla propria automobile, dal proprio telefonino, computer o elettrodomestico. Altre rarissime volte ti senti fortunato perché invece ti capita qualche settimana prima della scadenza, ma in entrambi i casi il pensiero che ci frulla per la testa è sempre lo stesso, le aziende produttrici lo fanno di proposito? Il tema è molto controverso e molto complesso. L'obsolescenza programmata, ovvero l'invecchiamento progettato, è una pratica che sicuramente è stata ampiamente adottata in passato, e lo è tuttora, anche se in forme differenti, da molti brand. Durante il boom industriale del dopoguerra, in particolare il boom economico italiano, le aziende di produzione industriale erano legate a processi produttivi tradizionali, quasi ottocenteschi, e diedero vita a prodotti progettati per durare nel tempo e per essere riparati, anche più volte, nel corso degli anni. Durante gli anni 80 il benessere diffuso ha portato ad uno sfrenato consumismo acritico, stimolando molte aziende a progettare i propri prodotti con malizia, appositamente programmati per essere sostituiti dopo un breve ciclo di vita. Con l'innalzamento dei diritti del consumatore, in particolare nell' Unione Europea negli anni 90, la garanzia obbligatoria sui prodotti venduti al pubblico ha portato da un lato maggiori controlli al fenomeno dell'obsolescenza programmata, dall'altro ha stimolato, anche grazie ad un terreno fertile dal punto di vista della società di massa, ad una nuova forma di obsolescenza, quella stilistica. La necessità da parte del consumatore di possedere oggetti status symbol per rivendicare o rafforzare la propria identità nella società di massa, ha spinto le aziende ad adottare nei prodotti di consumo la stesse dinamiche stagionali utilizzate dall'industria della moda. Un prodotto diviene quindi obsoleto e non più socialmente utilizzabile nonostante le sue caratteristiche tecniche e funzionalità siano intatte. Oltre a questo fenomeno, si introduce negli anni 90 e matura nel nuovo secolo un'altra forma di obsolescenza, quella tecnologica. Come descritto dalla celeberrima Legge di Moore molti anni prima, l'evoluzione della tecnologia informatica e digitale è rapidissima, in pochi mesi le prestazioni dei prodotti informatici raddoppiano e i servizi digitali legati ad essi diventano di difficile se non impossibile utilizzo da parte dei prodotti che hanno solamente un anno di vita o poco più. Il fenomeno dell'obsolescenza programmata è causa di importanti discussioni soprattutto per il forte impatto ecologico provocato. Lo smaltimento dei rifiuti industriali, in particolare elettronici, gettati tra i rifiuti non perché naturalmente giunti a fine vita di utilizzo o perché danneggiati, ma piuttosto perché passati di moda o resi inutilizzabili dal rapido sviluppo dei servizi collegati, pone delle domande etiche importanti, sia ai produttori sia ai consumatori. Grazie alle tecnologie moderne, grazie ai materiali riciclabili, grazie all'uso intelligente del design, è attualmente possibile realizzare prodotti modulari facilmente aggiornabili, facilmente disassemblabili, riparabili e riciclabili, con uno stile e un design senza tempo che consentono una lunga vita "sociale" ai prodotti, svincolata dalle mode passeggere. Per fare questo è necessaria una profonda consapevolezza e intelligenza da parte di tutti, industriali, consumatori, designer.

Immagine: Heartless machines by Christopher Locke


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