Cultura: il Carnevale a Venezia


Del carnevale mi sono sempre piaciute le frittelle, un po' meno gli scherzi, decisamente meno i costumi. Fin da bambino odiavo il costume di carnevale, lo sentivo un obbligo, non un gioco, assolutamente non una liberazione. Quando sono cresciuto e ho potuto decidere per me stesso non ho più indossato un costume di carnevale se non in rarissime occasioni. Il carnevale, come tante altre occasioni tradizionali, è diventato nel tempo un evento sempre più commerciale. Quello che mi piace del Carnevale di Venezia è che pur essendo un (gigantesco) evento commerciale, perlomeno è nel frattempo una straordinaria occasione per fare cultura. Passeggiando per calli, campi e campielli si incontrano anche costumi improbabili e fuori contesto, come qualche travestimento da medico della mutua che poco ha a che fare con il Medico della peste, e recentemente si sono moltiplicate le maschere del vendicatore V che proprio nulla hanno a che fare con la tradizionale Bauta, ma nella maggior parte dei casi fortunatamente la cultura del Carnevale veneziano viene rispettata. Forse anche grazie a Kubrick e al suo Eyes wide shut il fascino e il mistero della maschera tradizionale veneziana ha raggiunto una platea molto più ampia rispetto al passato. Non tutti indossano i costumi veneziani con consapevolezza, e forse è anche giusto così, ma mi piace pensare che nascosti dietro maschera, tricorno e tabarro ci siano individui curiosi, che hanno scelto il loro travestimento non solo guardando un film, una bancarella o una vetrina, ma anche leggendo, perlomeno, qualche riga di wikipedia.

- Immagine: il Carnevale a Venezia (foto di P.Gerlin)

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