Cos'è un designer?


Jony Ive e Steve Jobs
Non è facile definire, oggi, cos'è un designer. Fa fatica anche Wikipedia, che alla voce Designer nella versione in lingua inglese rimane molto molto vaga mentre nella versione in lingua italiana riserva al designer una timida parentesi nella voce Progettista. Non posso certo fare meglio di Wikipedia, quindi mi limiterò a raccontare quello che penso, senza alcuna pretesa di essere preciso o esaustivo. Quando qualcuno estraneo al mondo del design mi chiede di raccontare in due parole cos'è un designer io faccio davvero fatica a spiegarlo. Il rischio è sempre lo stesso, dare del designer una definizione troppo vicina a quella del progettista, o dell'artista, mentre il designer non è nessuna delle due cose, e non è propriamente tutte e due le cose insieme. Forse la definizione più semplice di designer è questa: il designer è un traduttore. Si mette sempre in mezzo a due entità. Si mette tra azienda e mercato, si mette tra produzione e marketing aziendale, si mette tra oggetto e utente, si mette tra idea e macchina, tra sogno e realtà, e viceversa. Usando la filosofia, il designer è un demiurgo mediatore tra anima e materia. Ma il demiurgo è pur sempre un semidio, e il designer (perlomeno quello bravo) è molto lontano dall'essenza divina. Usando una metafora più terra-terra, il designer è un vigile urbano creativo, che risolve gli ingorghi di un grosso enorme incrocio, con creatività, creando nuovi modi di interagire tra automobilisti, nuovi linguaggi di comunicazione, nuove tecniche di circolazione, nuovi percorsi, nuove direzioni. Usando una metafora informatica, il designer è un HUB, un centro di smistamento dati, un convogliatore e interprete di segnali. Un designer non è un inventore. Può esserlo, ma non deve per forza inventare cose nuove, nuovi meccanismi, nuove tecnologie, nuovi materiali, nuovi processi industriali per essere un designer. Un designer non è uno stilista. Può esserlo, ma non deve per forza disegnare oggetti alla moda, allestimenti glamour, grafiche cool per essere un designer. Ci sono designer che lavorano quotidianamente nei centri di ricerca, negli uffici tecnici, e con la loro cultura, creatività, intuito e passione riescono a indicare a ingegneri e tecnici strade inesplorate che portano a soluzioni innovative, a brevetti. Ci sono designer che con la loro cultura, gusto, attenzione ai dettagli, empatia con la società, riescono a disegnare forme che portano a prodotti e servizi capaci di farci sognare. Ma il designer non è un distributore automatico di fighetterie e brevetti, il designer è un professionista del dialogo, fa chiacchierare amabilmente e fruttuosamente forma e funzione, produttività ed estetica, ecologia e prestazioni, profitto e sostenibilità. Per fare questo un designer deve avere una specifica preparazione tecnica, una profonda preparazione culturale, una spiccata visione globale. Se dovessi scegliere un ottimo traduttore simultaneo per presenziare ad un incontro tra due persone di diversa nazionalità, sceglierei un professionista che conosce bene la grammatica e il lessico delle due lingue da tradurre, ma che conosce anche la cultura che ha dato vita a queste due lingue, e possibilmente che abbia una predisposizione a mettere a proprio agio le persone e stimolarle al dialogo, per fare in modo che i due interlocutori stranieri non solo si capiscano, ma si comprendano e interagiscano. Un designer in fondo fa proprio questo. Il designer industriale, in particolare, fa questo lavoro di traduzione tra azienda e mercato, tra dirigenti aziendali e consumatori, tra esigenze produttive e necessità commerciali. Nella foto che apre questo post ci sono due persone sedute ad un tavolo, e due sedie vuote. A destra c'è Steve Jobs, compianto fondatore di Apple, a sinistra Jony Ive, designer, tuttora responsabile del design dell'azienda della mela morsicata. Nelle sedie vuote, virtualmente, ci siamo noi, utenti apple e consumatori in generale. Il compito di Jony Ive è stato (ed è) quello di ascoltarci, di ascoltare Steve Jobs, di permetterci di parlare insieme, di dialogare negli anni e di comprenderci profondamente, non solo di capirci, di diventare amici, attraverso il linguaggio degli oggetti, delle interazioni, dei materiali, dei colori, delle emozioni, delle sensazioni. Questo è quello che facciamo, noi designer. Come lo facciamo? attraverso gli innumerevoli strumenti che ci offre il design, che prima di essere un metodo, è una predisposizione mentale. Si chiama design thinking, e come tutte le cose del mondo si può imparare, come imparare la grammatica delle lingue straniere. Quello che non si può imparare, e che distingue un professionista da un mediocre impiegato accidioso, sono la passione, l'impegno, la curiosità, la cultura, l'istinto, tanto nel design quanto in qualunque altro lavoro, e nella vita.

Immagine: Jony Ive e Steve Jobs (Stockland Martel)

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4 commenti:

  1. Trovo stimolante il tuo articolo per ulteriori riflessioni. In quest'era che sembra così necessariamente social, qual'è l'immagine del designer? Obbligati ad une presenza social anche lavorativamente, per la creazione di una rete, per essere visualizzati, per farsi conoscere.. Che posto hanno gallerie di tutto il mondo, riviste e reti lavorative classiche? Il mondo del lavoro sta cambiando ma non riesco a vederlo bene. È ancora possibile un designer a digiuno di social?

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    1. Credo la socialità sia una parte integrante del lavoro del designer. Che poi la socialità venga declinata virtualmente nel web o attraverso momenti di incontro nella vita reale, questo poco importa. A mio giudizio sono due approcci complementari. Un designer che coltiva socialità solo nel web di sicuro è un designer limitato, e forse lo è anche quello che si estranea completamente dalla socialità digitale... in medio stat virtus?

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  2. Articolo letto molto volentieri e di cui condivido i contenuti. Il designer oggigiorno è una figura professionale ancora poco capita e conosciuta (specialmente in Italia)...Speriamo che con il tempo, questa professione, abbia il suo giusto spazio e riconoscimento come avviene in altri paesi stranieri!

    http://dentroildesign.com

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    1. Ti ringrazio per il tuo commento Federico. Speriamo davvero che qualcosa possa cambiare,. I primi che si devono mettere in discussione siamo noi designer, poi il resto dell'universo reagirà di conseguenza! :)

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