Londra: a Manica corta


Parigi Nord, stazione ferroviaria. Saliamo i gradini ed entriamo nella zona check-in internazionale. Ho detto bene, non siamo in aeroporto, siamo in stazione. Dopo i controlli di routine ci spostiamo nell'area di attesa internazionale. Il tempo di un caffè ed è il momento dell'imbarco. Saliamo sul nostro Eurostar, un po' vecchiotto, con tanta moquette e tanto vellutino scadente ovunque, quasi per farci ambientare prima possibile alle abitudini londinesi. L'Eurostar sfreccia sulla campagna francese, ci infilamo sotto la Manica senza quasi accorgercene, se non fosse per il capotreno che lo annuncia con distacco. Venti minuti e la Manica è fatta... Con poco più di due ore e cento euro ci siamo spostati da Parigi Nord a Londra St.Pancras, spettacolare per chi come me non ama particolarmente volare, senza contare che dal centro di Parigi ti ritrovi in centro a Londra, evitando navette e noiosi trasferimenti. Siamo a Londra, Inghilterra, Europa. Europa, Più o meno. La prima cosa da fare infatti è cambiare gli Euro in Sterline, e già ti senti un po' meno a casa. Metro, stazione Angel, due passi verso l'albergo, un tre stelle in una zona residenziale e universitaria molto carina, proprio a metà strada tra Angel e Old street. La stanza è orribile, in questo Londra non è cambiata. Per caricare il cellulare tiro fuori l'adattatore per la spina inglese. Ovviamente una spina europea in stanza non c'è, figurati se si abbassano a tanto. Per pranzo troviamo un bar giovane e carino vicino alla stazione Angel, arredato con sedie vintage OMK Bieffeplast, disegnate dal britannico Rodney Kinsman. Ci sanno fare i londinesi con architettura e interior design, soprattutto nella ristorazione. Non capisco perché non si applichino allo stesso modo con gli alberghi. Si fa sera, un cambio di metro alla bellissima stazione di King's Cross, poi Piccadilly e cena con vista sul London Eye. Due passi su Westminster Bridge per ammirare il Big Ben nel cuore della notte londinese. E' di nuovo mattina, passeggio per Old street, la zona mi piace davvero. Prendo la Northern Line per Camden Town. Underground affollata in direzione Camden, tutti indaffarati sui propri smartphone, non vola una parola. Sale un trentenne dalle fisionomie nordiche, forse tedesco, forse olandese, con anfibi, calzoncini da ciclista, una maglietta improbabile e una serie di tatuaggi e piercing orribili. Sono l'unico in piedi, con lui, sul vagone della metro, mi sorride quasi con dolcezza e mi chiede educatamente se la direzione è corretta per Camden Town; lo rassicuro e gli dico di scendere con me, abbiamo la stessa destinazione. Camden Town di prima mattina è fresca e soleggiata, quasi silenziosa. Nulla a che vedere con il casino allucinante che si accumula dopo l'ora di pranzo. Camden è cambiata, sempre più commerciale, sempre più caricatura di se stessa. Il tempo per un discutible fish and chips con Angelica, ci spostiamo a Notting Hill, con pausa relax alla Tower of London. La giornata è splendida e le maniche corte sono obbligatorie. E' fine aprile e questi giorni a Parigi e Londra sono stati baciati da un sole inaspettato che mi ha fatto godere a pieno le bellezze di queste due splendide città. Notting Hill è deserta, costellata di auto di lusso parcheggiate in ogni angolo. Portobello Road è frenetica, è orario di chiusura, con un trambusto in netto contrasto con il silenzio desertico di Notting Hill. Una truppa di giovani fighetti si ammassa a Walmer Castle per l'aperitivo. E' in arrivo la sera, ci spostiamo a Covent Garden, ascoltiamo un concerto improvvisato di giovani violinisti e poi andiamo a cena. La mia permanenza a Londra è agli sgoccioli. Mi sveglio presto, domenica mattina, e sfrutto pienamente la spettacolare colazione pantagruelica dell'albergo. Mi faccio due passi su Old Street e ammiro la cura tutta londinese con cui vengono realizzate le grafiche dei numeri civici, poi mi sposto verso la City, deserta in giorni non lavorativi come questo. Sono affascinato dalla modernità che si incastra perfettamente con la storia. The Shard, The Gherkin, Tower 42, Heron Tower, giganti di vetro e acciaio a due passi da architetture centenarie. Un mix coraggioso e riuscito, di grande ispirazione. Mi aspetta il lungo trasferimento in navetta verso l'aeroporto London Stansted. Mi gusto la città dal finestrino, la periferia di edifici in mattoni e di casette a schiera. Spendo gli ultimi Pound in aeroporto. Rientro a Treviso, piove, fa freddo. Si stava meglio a Londra, a manica corta. Strano ma vero.

- Immagine: Camden Town, dal mio viaggio Parigi - Londra
- OMK chair, Rodney Kinsman per Bieffeplast
- Walmer Castle Pub
- Camden Town
- The Shard
- The Gherkin
- Tower 42
- Heron Tower

- Angelica Longo, Casamediterranea 






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