La scrivania del futuro


Cosa è mancato al Salone Ufficio 2013? Uno sguardo più approfondito sulla scrivania del futuro. La scrivania del futuro esiste già, e non si tratta di pensare a chissà quali evoluzioni tecnologiche, regolazioni digitali, ergonomia servoassistita, materiali avveniristici, illuminotecnica e acustica integrata, sedute-macchina o sedute-wellness, si tratta puttosto di una riflessione culturale. Il progetto "Ufficio da abitare" di Jean Nouvel in parte ha il grande pregio di stimolare una lettura più sistemica e meno tradizionale dell'ambiente ufficio, ma non va oltre, non analizza i comportamenti e le tecnologie di servizio già esistenti che saranno probabilmente fondanti la cultura dell'ambiente ufficio di domani... Al Salone Ufficio e nel progetto "Ufficio da abitare" manca la concettualizzazione della digitalizzazione cloud, dell'opendata, dello smart office e del lean office, manca in particolare il concetto di coworking, manca il concetto di comunità autoaggregante, che sfugge dai legami di dipendenza da una specifica azienda, manca l'idea della starbucksizzazione dello spazio pubblico adibito ad ufficio, manca una proposta rigorosa, realistica ma visionaria per proporre luoghi di lavoro pensati per i giovani nativi digitali che sempre più saranno freelance e startupper, imprenditori di se stessi e delle proprie idee. Possono bastare degli arredi di recupero o dei tavoli ikea per immaginare la scrivania del futuro, perché non stiamo parlando di oggetti, stiamo esplorando relazioni.




0 commenti:

Posta un commento