Blog: Diario errante. 2012


La fine dell'anno si avvicina inesorabile, è giunto il tempo dei bilanci, dei ricordi, dei progetti, dei rimpianti. E' il momento giusto per guardare alle mie spalle, per verificare cosa è successo non solo in quest'ultimo anno, ma più indietro fino alle origini del mio diario errante, del mio blog. Guardando nel vocabolario la parola "errante" ha un doppio significato, è un aggettivo, sinonimo di nomade, viaggiatore, ma anche verbo, participio presente di errare, sinonimo di sbagliare. Avere un blog e coltivarlo è proprio questo, condividere un diario fatto soprattutto di viaggi e di errori. Il bilancio complessivo è fatto di dati quantitativi e di dati qualitativi, ma è fatto anche di pensieri, parole, progetti, è fatto di storie che forse vale la pena di raccontare... Se siete persone pragmatiche e guardate alla sostanza potete saltare tutta la parte centrale del post e fiondarvi alla fine, per giudicare i risultati di questo anno e mezzo. Se vi piacciono le storie, seguite a leggere queste righe e accompagnate i miei ricordi.

Nel duemilanove, appena diplomato al Master di Scuola Italiana Design, abitudinicreative.it era un sito/portfolio statico (e noioso) mentre il mio blog Lifestylemug, nato l'anno precedente, era un contenitore di notizie pescate nella rete e nei magazine di design, moda, architettura, lifestyle, riproposte semplicemente con una chiave di lettura personale (questo almeno era il tentativo...). Il sito aveva pochissime visite (a chi mai poteva interessare il portfolio di un neo diplomato in design creativo, per di più focalizzato in concept e management) e il blog viveva di alti e bassi, senza infamia e senza lode, ma soprattutto il suo essere triste (per me che ne ero l'autore) derivava dal fatto dell'essere fine a se stesso, non facente parte di un progetto più ampio e consistente, e di essere più un replicatore di notizie e di gossip che di contenuti. Nel duemiladieci, stanco di una vetrina bella ma inutile, trasformo il sito/portfolio abitudinicreative.it nel mio blog personale, iniziando a parlare di me, dei miei pensieri, delle mie sensazioni, mentre Lifestylemug continuava a funzionare parallelamente, raccontando il mondo delle mie passioni e della mia professione: il design. Questa suddivisione mi era sembrata giusta, per non mischiare il mio essere persona dal mio essere professionista. Nel duemilaundici, grazie anche alla diffusione dei social network e delle piattaforme di microblogging, mi rendo conto di quanto fosse inutile quella separazione di identità e di quanto fosse importante convogliare il più possibile le risorse su un progetto unico, pianificato, coerente. Twitter in particolare fagocitava link e notizie ad un ritmo che il mio blog LifestyleMug non poteva sostenere e il mio blog personale era troppo personale per interessare a qualcuno a parte me stesso e pochissimi lettori a cui piaceva il mio modo di scrivere. Essere un blogger significa anche saper cogliere i mutamenti della rete, della società, degli strumenti che hai a disposizione. Nasce così l'idea di creare una piattaforma coordinata, fatta di condivisione "settoriale" su twitter, di condivisione "democratica" su facebook, di contatti e discussioni professionali su linkedin, di approfondimenti sul blog. I primi mesi sono stati difficili, confusi, pieni di errori e di crisi di identità, soprattutto a causa della difficoltà ad approcciarsi al cambiamento. Cambiare è difficile, e ammettere di aver commesso degli errori negli anni passati è ancora più complicato. A regalarmi nuove energie ci ha pensato proprio la rete (reale e virtuale) che intorno a questo progetto avevo iniziato a creare. Confrontarsi con le persone, accogliere il cambiamento e la contaminazione, seguire l'esempio, imparare dai propri errori. Sono cambiato come persona, e con me il mio blog, senza mai cancellare il passato, che resta la base per provare ad essere migliori. Da circa un anno ho consolidato la mia identità, ho trovato la giusta strada, sono arrivati risultati per me inaspettati. La chiave di tutto è stata la qualità dei contenuti e la personalità utilizzata per raccontarli. Mi sento finalmente un blogger, un convogliatore di idee, un raccoglitore di contenuti, un comunicatore di sensazioni. Questo post e questa storia servono a rispondere a chi mi chiede perché ho un blog, perché ci perdo del tempo, a quali risultati materiali porta, serve a me stesso per fare il punto della situazione, per capire che non sono state energie buttate al vento. Il primo risultato oggettivo è che mi ha cambiato come persona, ha aperto i confini della mia mente, mi ha portato a viaggiare di più, mi ha spinto a conoscere nuove persone e confrontarmi con loro profondamente, mi ha fatto coltivare il dono dell'immediatezza, il dono della sintesi e il dono della schiettezza, mi ha fatto riscoprire il gusto della ricerca e il sapore della libertà, mi ha dato consapevolezza delle mie capacità e dei miei limiti, mi ha insegnato un sacco di cose e mi ha portato ad insegnarne molte altre ancora. Per quanto mi riguarda questi sono risultati che da soli valgono la fatica e il tempo dedicati ad un blog, ma per i più pragmatici, come detto, c'è spazio per qualche numero e qualche accadimento che ritengo interessante.

I rilultati numerici dicono che questo blog ha avuto negli ultimi undici mesi una media di circa duemila visualizzazioni di pagina mensili, con picchi di tremila negli ultimi mesi, in progressivo aumento. Il post con maggiori visualizzazioni è stato "volere volare" sul debutto di Volunia, con circa mille visualizzazioni complessive. Sono numeri quantitavamente parziali ma comunque importanti per giudicare un piccolo blog personale come il mio. Grazie a google analitycs da gennaio avrò più strumenti dettagliati per poter giudicare il mio blog. Il blog come detto è un luogo di approfondimento, mentre i social network sono un luogo di discussione e confronto (colgo l'occasione per rispondere a chi mi ha chiesto perché non attivo i commenti sul blog: io ritengo che siano più interessanti e pertinenti altre piattaforme, come twitter, linkedin, google+ ecc.). Grazie alla sinergia tra questi strumenti ho raggiunto la soglia dei mille follower su twitter e dei settecento contatti linkedin, per parlare delle due piattaforme che più utilizzo a completamento del blog. Questi non sono certo numeri da webstar, ma considerata anche la qualità dei singoli contatti, sono a mio parere interessanti e buon punto di partenza per pensare al futuro di questo blog. Passiamo al più pragmatico degli argomenti, ovvero cosa ci ho guadagnato a fronte di tutto questo impegno, a parte qualche click e qualche retweet. Difficile conteggiarlo quantitativamente, soprattutto dal punta di vista monetario, non avendo voluto aggiungere pubblicità al blog e non avendo guadagnato soldi per le attività direttamente collegate al blog stesso. Se l'analisi viene fatta qualitativamente invece, ci ho guadagnato un sacco. Prima di tutto ci ho guadagnato in termini di autorevolezza, o come la definirebbero quelli bravi in termini di cosiddetta "reputation" del mio "personal branding". Sono stato contattato e coinvolto in numerose attività di ricerca e di discussione sui temi del design management e del design creativo, da istituzioni nazionali e internazionali, da colleghi professionisti, da studenti.Questo mi ha permesso di crescere professionalmente e di approfondire tematiche interessanti, mi ha permesso di pubblicare un eBook, di partecipare a convegni e workshop. Mi ha permesso soprattutto di conoscere persone interessanti, mi ha permesso di costruire una rete di contatti che in quindici anni di lavoro nel mondo dell'arredo ufficio e del design non ero stato in grado di realizzare con metodologie tradizionali. Questa rete è ancora in fase di evoluzione e consolidamento, il futuro mi dirà se sarò stato in grado di valorizzarne le potenzialità. Ognuno di voi potrà valutare i risultati di questo mio progetto secondo le proprie idee e i propri punti di riferimento. Io sono felice di aver fuso le mie passioni nella mia quotidianità e sono fiducioso sulle potenzialità future di questo progetto. A me non resta altro che iniziare nel migliore dei modi il nuovo anno che arriva, concretizzando il lavoro fatto fino ad ora. A voi non resta altro che prendere spunto, nel bene e nel male, dalle mie parole, dalle mie esperienze, dalle mie storie.

- Immagine: designforyou lab, il braccio operativo di abitudinicreative.it

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