Common Ground: quattro passi in Biennale


E' una domenica di pioggia, la scorsa, a Venezia. Da un lato pioggia a Venezia è sinonimo di disagi, dall'altro garanzia di maggiore tranquillità. Venezia con la pioggia è bella, silenziosa, fresca. E con lei la Biennale. Architettura, Common Ground, il terreno comune. Condivisione e contaminazione: queste parole sono sempre più presenti in tutti i contesti culturali ai quali mi approccio in questo periodo, buon segno. David Chipperfield, curatore della mostra, ne sottolinea l'importanza. L'allestimento complessivamente è interessante, a tratti affascinante, a tratti difficile da approfondire... Grazie all'uso di molti modelli, molti riferimenti materici, molta concettualità, molta tecnologia, molte immagini, si respira architettura e sperimentazione senza doversi soffermare di progetto in progetto. Troppo invadente invece l'uso del materiale video, i contenuti sono poco intuitivi e impossibili da approfondire, a meno che non si abbia a disposizione almeno una settimana intera, o forse un mese. La scelta di utilizzare in modo massiccio questo medium, il video, non mi sembra coerente con il valore di condivisione, cosiderato che il visitatore medio non ne può avere in pratica accesso, per ovvi motivi di tempo. Del padiglione Italia ho invece apprezzato la presenza della figura di Adriano Olivetti, che ritengo personalmente sempre più figura fondamentale per ripensare il nostro Paese, la nostra Europa, il nostro Mondo. Perché in Adriano Olivetti non c'è che futuro... 



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