Crowdsourcing: opportunità e insidie.


Crowdsourcing: ovvero reclutare risorse dalla folla. Detta così ci si immagina un fiume di gente stile Woodstock, in realtà il crowdsourcing nasconde, a mio modo di vedere, molta solitudine. Cos'è il crowdsourcing? Il crowdsourcing è un modello di relazione, in particolare tra azienda e professionisti, che permette di sviluppare un progetto utilizzando un bacino molto ampio di persone... Nulla vieta che queste persone siano presenti carne e ossa in un immenso capannone pieno di enormi tavoloni per un mega "rave-live-creative-workshop" (potrebbe essere un'idea...) ma nella realtà si tratta di persone che nella solitudine della loro scrivania elaborano idee e progetti che inviano in massa attraverso internet ad un committente (l'azienda o la società di servizi che la rappresenta) la quale poi sceglie il migliore e lo ripaga per il lavoro svolto. Tutti gli altri? Picche. Ecco la prima insidia: le motivazioni. Spesso i freelance o i professionisti che partecipano a progetti di crowdsourcing lo fanno per riempire periodi di calo di lavoro, per riempire il tempo libero ecc. quindi con scarsa passione e molta approssimazione. Altro problema è la remunerazione... non c'è nessuna garanzia che il vostro prodotto venga scelto, quindi molto spesso si lavora per pura passione e senza introito alcuno. L'insidia per l'azienda è quella di ottenere da un progetto di crowdsourcing una melma informe di accozzaglie difficilmente discricabile dalla quale è molto complesso e faticoso ricavare informazioni e risultati utili per i progetto che si voleva sviluppare. Ci sono anche le note positive. Tra queste l'opportunità per le piccole aziende che non hanno possibilità di budget di avere a costi vantaggiosi degli spunti progettuali che provengono da una massa di individui che da soli non avrebbero potuto organizzare. Per le grandi aziende il crowdsourcing è un veicolo interessante di ricerca di mercato, considerato il fatto che queste iniziative sono a contatto con target specifici di individui e professionisti. Anche per il giovane professionista qualche lato positivo c'è: la possibilità di ampliare il portfolio su progetti reali (anche se poi non saranno scelti dal committente sono sempre esperienze di sviluppo su un brief aziendale specifico) e talvolta la possibilità di vedere remunerato il proprio lavoro. Personalmente sono scettico sull'efficacia di questo strumento progettuale, ma senza dubbio se ben strutturato e ben gestito da aziende e società di intermediazione c'è la possibilità di sviluppare interazioni interessanti tra l'impresa e la "folla". Tra i progetti di crowdsourcing che trovo più interessanti di altri c'è quello di designmood anche grazie all'approccio selettivo del brand al progetto. In realtà io preferisco esperienze diverse come il co-design o il co-working, ma si sa, de gustibus disputandum non est...

- Zooppa 
- Bootb 

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