Architettura: vecchia, nuova, bio, olimpica...


Le olimpiadi di Londra sono una buona scusa per parlare di architettura. Ne parlo da designer e da appassionato, perché non sono architetto, non sono soprintendente ai beni culturali e paesaggistici. Come succede con la moda e con il design, anche l'architettura ha i suoi trend "stagionali", l'unica differenza è che i trend della moda durano una stagione, quelli del design magari un paio d'anni, quelli architettonici qualche anno in più. Di sicuro al momento l'architettura "bio" è la padrona indiscussa. Poi cosa significhi davvero bio lo sanno in pochi, perché in molti (me compreso) si fanno spesso fregare da qualche giardino verticale e qualche rivestimento in legno. Ancora una volta la differenza la fa il progetto, perché ci sono esempi di architettura apparentemente poco vicina alla natura che possono risultare molto più bio di una casetta di legno costruita su un broccolo... Le speculazioni sono sempre dietro l'angolo, soprattutto se architettura e urbanistica sono figlie di eventi come Olimpiadi ed Expo. Gary Hustwith, straordinario documentarista e autore del film "Urbanized", sta raccogliendo in un libro le immagini delle città olimpimpiche del passato, analizzando l'impatto sul luogo e sulla percezione del mondo rispetto alle città stesse a seguito degli interventi urbanistici attuati per questa manifestazione. Londra in questi giorni è città Olimpica e attraverso l'Olimpiade ha cambiato il volto di alcuni quartieri. Non sono un esperto e non giudico interventi di urbanistica tecnicamente complessi. Di Londra posso solo dire che ha avuto coraggio. The Gherkin prima e The Shard dallo scorso luglio sono esempi, piacciano o non piacciano, di un desiderio di cambiamento e di emancipazione. Qualcuno dice che rovinano il paesaggio. Secondo me invece interventi di questo tipo fanno bene a città storiche come Londra, e farebbero bene alle città italiane. Il problema di fondo è di nuovo la progettazione. Non si può far cadere architettura fantascientifica a caso su un delicato tessuto urbano storico, ma si possono progettare interventi di emancipazione dell'architettura esistente. E' forse peggio un palazzo ultramoderno ben progettato tra due palazzi antichi o uno squallido quartiere di palazzine dormitorio a pochi chilometri da una storica città murata o da un parco naturale? Facendo un paragone con il design posso dire che un paio di bei pezzi di design moderno in una stanza classica fanno il loro effetto, e viceversa. Buon gusto e progetto... niente di più. Abbandonare le dinamiche speculative per abbracciare un nuovo modo di pensare alle nostre città non è banale utopia culturale, è business, e l'Italia potrebbe essere la regina mondiale del business architettonico paesaggistico. La crescita passa anche dal mattone, quello buono.   

- Gary Hustwit: Urbanized e The Olympic City
- Olimpiadi Londra 2012
- Expo Milano 2015
- Londra: The Gherkin building
- Londra: The Shard tower



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