PMI, il nordest e la crisi.


Qualche giorno fa grazie a Linkedin ho scoperto il blog di una giovane professionista molto interessante. Il tema che ha attirato la mia attenzione è quello della gestione delle Piccole Medie Imprese, le famose PMI. La mia attività primaria, dal 1997, è quella di piccolo imprenditore (anzi, secondo i parametri più diffusi, riconosciuti anche da EDC per gli studi di Design Management, la mia attività è classificabile come Micro Impresa). Devo fare mea culpa e ammettere che sui temi economici e finanziari mi sono sempre mosso senza troppa cognizione di causa, basando le mie decisioni e valutando quelle dei miei familiari coinvolti in azienda più con il buon senso che con strumenti e conoscenze adeguate. Avere un buon commercialista che ti segue da sempre e del quale hai piena fiducia aiuta a tranquillizarti un po', ma devo ammettere che certe scelte avrebbero bisogno di maggiore conoscenza specifica. Buona parte del problema delle PMI, soprattutto le micro imprese e le imprese artigiane, in particolar modo nel nord-est, credo si nasconda in una malcelata superficialità. Abbiamo paura di mostrarci ignoranti, preferiamo decidere e sbagliare piuttosto che studiare e imparare prima di decidere. La mia passione per il design mi ha portato ad ammettere la mia ignoranza specifica in quel campo, spingendomi a tornare sui banchi di scuola a trent'anni suonati, spronandomi a tornare a fare ricerca, studiare, a pormi delle domande. Non è mai abbastanza, come detto precedentemente sui temi di gestione economica e finanziaria avrei davvero molto da imparare e la mia attività ne gioverebbe considerevolmente... ma sapere di non sapere, come insegna Socrate, è già un buon punto di partenza... Negli ultimi anni è emerso chiaramente quanto utilizzare strumenti di gestione strategici e proiettati al futuro (che in altri paesi, tra i quali in particolare l’Olanda, ha portato la micro impresa a livelli competitivi d’eccellenza) possa dare risultati inaspettati anche nelle PMI. Quello che invece trovo preoccupante è l'assoluta disattenzione ai temi dell'innovazione da parte della maggioranza degli operatori della piccola impresa che mi capita di incontare. La micro impresa italiana è troppo legata alle necessità contingenti e scarsamente lungimirante, questo atteggiamento purtroppo fa perdere competitività e rallenta l’innovazione. La mia attività di designer e di imprenditore mi porta ad operare a stretto contatto con la micro impresa e l'impresa artigiana veneta. L'esperienza quotidiana con l'imprenditore o l'artigiano di turno sembra una scenetta teatrale, sempre uguale a se stessa, con i vari interlocutori preoccupati perchè fax e telefono non squillano (guai a parlare di email, figuratevi... cos'è l'email?). Quando spieghi che la crisi la senti tantissimo anche tu, che hai dovuto tagliare, risparmiare, boccheggiare con la liquidità, ma che sei riuscito a rimanere a galla cercando nuove opportunità di prodotto o di mercato, investendo quel poco che i margini attuali ti lasciano e ore e ore del tuo tempo libero per specializzarti, per formarti, per cercare fornitori, per cercare clienti, per organizzare il passaggio generazionale... loro ti guardano stralunati e rispondono che anche loro fanno investimenti, hanno comprato il macchinario nuovo proprio l'anno scorso, però purtroppo è fermo, non arrivano gli ordini! Altri investimenti? Si sono certificati ISO9001! C'è il tizio dell'agenzia di servizi che prepara le carte ogni anno prima dell'ispezione! Il sito internet? Lo ha fatto un amico del figlio, ma non si ricorda quando è stato aggiornato l'ultima volta, forse due anni fa.... e poi hanno fatto disegnare due prodotti ad un architetto, ma fanno fatica a venderli, sarà colpa della crisi... il futuro? Per loro è esclusivamente andare in pensione decentemente proteggendo il valore del capannone e dei macchinari... anche perchè molto spesso i figli non proseguiranno il lavoro dei padri, quindi vedono ogni investimento sulla vera innovazione come denaro rubato alla loro serena terza età e, nei casi estremi (fortunatamente sempre più rari), denaro non disponbile per mantenere il loro SUV di 5 metri, 3500 cc, ovviamente a benzina. Questa è la situazione che incontro nella maggioranza dei casi: pura sopravvivenza. Forse hanno ragione loro. Io penso invece che fortunatamente c'è una parte di noi con delle idee differenti nella testa, che guarda oltre, che sbaglia, che si rialza, o magari che chiude di fronte alla crisi e alle difficoltà, ma lottando fino in fondo, senza mai rinunciare ad immaginare un futuro diverso dal presente che siamo costretti a vivere. 

Il Blog di Luisa Pastega
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