Centre Pompidou e Atelier Brancusi

Il mio primo incontro con una scultura di Brancusi è stato a Venezia, lo scorso anno, a casa di Peggy, una domenica mattina. Uccello nello spazio. Una forma ancestrale dalle superfici oniriche. Emozione pura. Lo scorso anno avevo incontrato per la prima volta anche il Centre Pompidou, a Parigi, e la fretta, cattiva consigliera, mi aveva fatto saltare l'appuntamento con l'Atelier Brancusi. Quest'anno non ho perso l'occasione per rimediare. Nella sua ricostruzione Renzo Piano utilizza sapientemente le pareti di vetro, senza mai abusarne, per darci degli scorci mai invadenti, per mantenere intatta l'idea di stanza, di involucro indipendente da noi, spettatori non paganti (si, l'ingresso è gratuito). L'effetto a prima vista può sembrare troppo teatrale e scenografico, rischia di lasciare sensazioni di uno spazio morto, immobile, ma i tagli di luce provenienti dal soffitto scaldano l'atmosfera, e in un crescendo continuo di dettagli, dallo studio 1 allo studio 4, la sensazione che resta nella mente è quella di tante polaroid in sequenza, attimi veri e vissuti bloccati in uno scatto. Forme, volumi, superfici, riflessi di luce, oggetti quotidiani, materia plasmata. L'Atelier Brancusi è un piccolo viaggio nel passato, perché rappresenta un interessante documento sulla vita dell'artista, ma è soprattutto un grande viaggio nel futuro, perché le sue sculture rappresentano le origini dell'uomo e il suo slancio verso l'ignoto.

- Immagine: la mia giornata al Centre Pompidou su Instagram

Centre Pompidou e Henri Cartier-Bresson

Ci sono cose che a riguardarle mille volte, a distanza di tempo, hanno fascino che si aggiunge a fascino, dettagli che si aggiungono a dettagli, come un vecchio film che non stanca mai. Ritorno al Centre Pompidou dopo un anno e i pezzi di arte moderna e arte contemporanea che mi circondano hanno un sapore ancora più pieno della prima volta. Lascio la permanente per raggiungere la galleria dedicata alle temporanee. In mostra c'è una personale del fotografo Henri Cartier-Bresson. Non ho mai amato la storia cronologica delle cose, ma ho sempre adorato le storie delle cose.  Conoscevo Henri Cartier-Bresson solo come un nome che si doveva conoscere, ma non mi ero mai interessato davvero alla sua storia. Questa mostra me ne ha dato l'occasione. La storia di Henri Cartier-Bresson è fatta di istinto, di attimi, di istanti di civiltà che passano davanti ad un obiettivo, rapidi e sfuggenti, ma anche di ricerca, emozione, riflessione sul mondo che ci circonda, sui popoli che lo abitano, sulle persone che lo vivono quotidianamente. E' considerato, con i suoi colleghi fondatori di Magnum  Photos, Robert Capa, George Rodger, David Seymour, William Vandiver, tra i più importanti pionieri del fotogiornalismo. Il percorso fotografico in mostra al Centre Pompidou abbraccia tutta la vita personale e professionale di Henri Cartier-Bresson raccontando una grande storia di vita, dai momenti più esplosivi caratterizzati da immediatezza e freschezza, passando per la riflessiva e cruda indagine su attimi di storia, uomini, popoli, fino alla ricerca del profondo significato delle cose, nell'anima delle persone, e in se stesso. Un racconto affascinante, in bianco e nero, in cui ogni tonalità di grigio, ogni punto di luce, ogni punto d'ombra, ha significati eclatanti e nascosti, ha empatia coinvolgente.

- Immagine: le foto di Henri Cartier-Bresson prossimamente a Roma, Ara Pacis.

La Défense

Parigi. E' un venerdì mattina. C'è il sole, ma l'aria è gelida, pungente. Prendo la RER direzione La Défense. Fino ad ora ho visto "la City" parigina solo in lontananza, oppure in fotografia. Le scalinate anonime della metro non lasciano spazio ad emozione alcuna, ma appena si iniza a scorgere il cielo inizia a farsi spazio anche l'imponente, grandiosa, soverchiante architettura de La Grande Arche. Tutto intorno è un fiorire di grattacieli, ma il vero, unico, impareggiabile protagonista è lui, La Grande Arche. La gente che affolla le gradinate de La Grande Arche è un brulicare di minuscole formichine. Allungando lo sguardo, oltre giardini, alberi, panchine, si scorge l'arco di trionfo, si scorgono i grandi viali de Champs Elysees. Dal Louvre a la Tour Eiffel, fino al Centre Pompidou, Parigi è un incastro perfetto di tradizione e innovazione, storia, modernità, contemporaneità. Certo, Londra e Parigi hanno spazi e superfici che forse noi, in Italia, facciamo fatica a permetterci. Ma il clima di ancestrale modernità che si respira in questi luoghi, pur pieni di difetti, è molto più fresco e stimolante della stantia puzza di immobilismo che ammorba le nostre città.

Design e Marketing per le PMI

Design e Marketing sono strumenti efficaci di competitività, ma moltissime PMI fanno fatica a capire che si parla di strumenti di sistema e management e non di bacchette magiche o di giocate fortunate al superenalotto. Per arrivare al risultato finale, ovvero la rinnovata competitività dell'azienda, deve essere chiaro tutto il panorama di strumenti da mettere in campo, non solo design e marketing, con una visione globale non banale (quelli bravi la definirebbero visione olistica). Se vuoi essere competitivo nel terzo millennio e sei una PMI che non ha le risorse delle grandi aziende, non hai alternative, devi dedicarti con pazienza a ripensare tutti gli aspetti della tua impresa, senza affidarti a singoli progetti di prodotto o singole azioni di marketing. Un oggetto carino in più nel tuo catalogo o qualche email con il link al tuo nuovo sito non rendono la tua azienda più competitiva. Questi progetti isolati possono anche essere fortunati e trovare risultati sul breve periodo, ma sul medio e lungo termine, spesso (o sempre?) non lasciano nulla di strutturale. Per fare delle azioni singole efficaci si deve partire da un sistema complessivo progettato. Si chiamano azioni tattiche e azioni strategiche. L'azione tattica a breve termine può anche essere un singolo progetto a se stante, ma le azioni a medio lungo termine, strutturali, devono seguire una strategia complessa per dare davvero dei risultati. Vuoi essere competitivo? Prepara il terreno analizzando il tuo sistema d'impresa e organizzando azioni di miglioramento, valorizzazione, controllo. Semina idee pensando ad un raccolto futuro, non all'immediato. Innaffia il terreno che circonda la tua azienda con abbondante mentalità progettuale, fai cultura e condividi idee, know how, contatti. Coinvolgi dipendenti, fornitori, collaboratori, parenti, passanti, follower, animali domestici. Racconta chi sei, cosa fai, perché lo fai. Da questo terreno fertile, con pazienza e dedizione, le innovazioni arriveranno (ricordati che in una PMI innovare sistemi e relazioni può essere molto più competitivo che innovare macchinari, prodotti, materiali), cresceranno solide e ti regaleranno frutti meravigliosi e profumati. Analizza e organizza il tuo mercato esistente, scopri con curiosità le dinamiche di altri mercati, sviluppa un progetto per mostrare al meglio i frutti del tuo lavoro. Solo allora, forse, il cliente ti sceglierà, e se troverà coerenza in tutto il persorso delle tue idee, difficilmente ti abbandonerà, perché si sentirà parte di un progetto e non un numero qualsiasi da sfruttare. Impariamo da chi è più bravo di noi, circondiamioci di persone più brave di noi. Apple non esisterebbe senza Steve Jobs, certamente, ma non avrebbe avuto tutto questo successo senza Jony Ive, e Jony Ive non sarebbe stato così in gamba senza gli insegnamenti di Dieter Rams. Il successo di Apple non esisterebbe se non si fosse ispirata a Braun. E se Apple ha avuto successo grazie all'insegnamento della Braun, possiamo guardarci intorno e ispirarci a qualcuno che ammiriamo, anche noi, come nani sulle spalle di giganti.

Un weekend con Renzo Piano

Il mio weekend con Renzo Piano inizia di fronte ad un megaschermo, un sabato di marzo, davanti al Palazzo del Bo. Bella iniziativa il megaschermo in piazza, e la piazza è piena. Dopo una lunga attesa iniza la diretta, e iniziano a parlare, purtroppo, politici e rettori, perché è ovvio, l'esperienza di Volunia non è servita a nulla. Stimo Ivo Rossi ma il suo intervento è inutile e a tratti imbarazzante, come quando descrive Renzo Piano come uno di quelli che non fa precipitare astronavi nelle città, sbugiardato qualche minuto dopo dallo stesso Renzo Piano che racconta divertito gli sguardi della gente all'inaugurazione del Centre Pompidou, definendo il suo progetto, ovviamente, come astronave in mezzo alla città di Parigi. Si, perché alla fine, per fortuna, prende parola lui, il Maestro, l'Architetto Renzo Piano. Prima di lui un caloroso e a tratti commosso intervento del padre di Barbara, che ha il merito di aver portato nella mia città, Padova, una interessante discussione sull'Architettura. Renzo Piano racconta i suoi progetti più importanti di architettura pubblica con semplicità e rapidità, soffermandosi sulle emozioni e le sensazioni che ogni progetto ha rappresentato per la sua vita professionale e personale. Perché Renzo Piano è prima di tutto una persona curiosa, che ha passione per quello che fa, una persona a cui piace condividere e che non distingue il suo essere professionista con il suo essere persona, uomo, cittadino. Colpisce la provocazione sui parcheggi in città che andrebbero vietati, eliminati. E ricorda, sornione, come il suo Londond Shard si possa permettere di ospitare migliaia di persone pur non avendo praticamente parcheggio, se non una manciata di posti auto. Qualcuno la chiama Architettura etica, a me sembra piuttosto il lavoro di una persona intelligente, capace, vera. Visitare la mostra Pezzo per Pezzo a Palazzo della Ragione è off-limits oggi, troppo casino, meglio tornarci domani. E' domenica e Padova è tranquilla, rilassata. C'è gente al Palazzo della Ragione, ma non c'è fila, non c'è confusione. Il contrasto è spettacolare, tra affreschi alle pareti e immagini architettoniche, tra cavallo ligneo e modelli architettonici. L'allestimento scenografico ricorda il MUSE. I grandi tavoli che raccolgono i progetti di Renzo Piano sono un racconto fatto di immagini, modelli, tecnologia digitale e analogica. Un racconto fatto di sguardi e di percezioni spaziali, fatto di touch screen e di pagine di carta da sfogliare lentamente. Semplicità e poesia, prima di tutto. Poi, certamente, anche architettura.

La grande bellezza, a due passi da casa.

Ci sono persone, cose, luoghi, così oggettivamente e sfacciatamente toccati dalla bellezza che si fatica a trovare il desiderio di scoprire dell'altra bellezza in profondità. Anzi, abituati a tanta bellezza quotidiana, la si trascura fino ad abbandonarla a se stessa, da venerare fin che c'è, e poi chissà. Peccato. L'accidia, ve lo ricordo (e lo ricordo soprattutto a me stesso), è uno dei peccati capitali . Certo, la corruzione è peggiore dell'accidia, sarebbe d'accordo con me anche Papa Francesco, ma questa svogliatezza e mancanza di curiosità vitale è forse uno dei mali peggiori che caratterizza il nostro tempo, in particolare la nostra Italia (ok, un discorso sui peccati fatto da un agnostico ad oltranza come il sottoscritto lascia il tempo che trova, ma fate almeno una riflessione a riguardo, sulla fiducia...). La bellezza può essere di molti tipi diversi e più è difficile da esplorare più nasconde sorprese e opportunità. Opportunità di conoscere, crescere, emozionarci. Ci sono cose, luoghi, persone orribili, brutte e bruttine, che possono nascondere una bellezza interiore inaspettata. Ma la bellezza più difficile da scoprire è forse quella nascosta dentro ad altra bellezza. Forse è vero, siamo fortunati, noi, in questo Paese, immersi in tutta questa grande bellezza. Tanto fortunati da non accorgercene. Vivo da più di 35 anni praticamente nello stesso quartiere della periferia di Padova. A dieci chilometri di distanza c'è un piccolo castello di origini medievali. Questo castello è circondato da un ampio giardino e da un boschetto, dagli alberi radi. E' un piccolo angolo di magia nel bel mezzo della campagna, dietro agli alberi a due passi dal fiume Bacchiglione. Da ragazzino era la meta preferita delle mie prime scampagnate in bicicletta lontano da casa. Da adulto una tappa nostalgica delle mie prime uscite in moto primaverili e lo sfondo ideale per i miei primi scatti fotografici. Capita di attraversare il mondo alla ricerca di bellezza, arte, emozioni. Questo stimolo al viaggio, alla scoperta, al diverso, all'esotico, è indispensabile per contaminare la propria vita e il proprio mondo e rendere tutto più saporito, più vero. Capita però di dimenticare troppo spesso la bellezza, esplicita o nascosta, dietro casa nostra, fermandoci alle apparenze, senza entare in profondità nelle cose, nelle persone, nei luoghi. Siamo circondati di bellezza, siamo circondati di superficialità. Talvolta basta un pizzico di curiosità per scoprire la grande bellezza nelle cose vicino a noi. Io, anche se con notevole ritardo, ho iniziato da un piccolo noioso museo di periferia. 

Reale o virtuale? Punti di vista.

Ho scritto poco e vissuto molto ultimamente. Per me virtuale è immergermi nella solitudine della scrittura, perché quando scrivo faccio fatica a tenere a bada il confine tra illusioni, sogni, accadimenti. Per me reale è immergermi nella quotidianità delle persone, tra la gente, nelle città, negli edifici, nei colori. Ho vissuto una vita virtuale per molto tempo, quando il web era appena nato e le chat ancora non esistevano. Mi rinchiudo ancora, talvolta, nel mio mondo virtuale fatto di pensieri e parole, forse inutili. Ma ho imparato a vivere, un passo dopo l'altro, un errore dopo l'altro, un emozione dopo l'altra, ho imparato a vivere. A dare più sapore alla mia vita ci ha pensato la rete, che mi ha regalato incontri preziosi con persone uniche, esperienze inaspettate e momenti indimenticabili, stimoli ineguagliabili. Qualche volta online, molto più spesso offline. Cos'è quindi reale e cos'è virtuale? Come tutto il resto della vita, è una questione di punti di vista.

Nuova vita per l'appartamento

Sarà colpa della crisi o sarà merito del web e dei social network? Una cosa è certa, l'appartamento ha ritrovato una nuova vita. In mancanza di denari per costruirne di nuovi, le ristrutturazioni si moltiplicano, i vecchi appartamenti, di dimensioni più generose rispetto alle soluzioni più moderne, diventano una grande tela bianca in cui immaginare innumerevoli possibilità e progetti. L'appartamento non è più solo il nostro personale rifugio, ma è il nostro contatto con la gente, il nostro contenitore di socialità. Contrariamente alla sua etimologia, l'appartamento diventa sempre meno appartato e sempre più aperto al mondo, divenendo microcosmo di tribù diversamente organizzate e difficilmente etichettabili. L'appartamento ritrova la sua centralità sociale ed è nuovamente luogo di condivisione e incontro con i vicini di casa, con gli amici, con i colleghi, con i conoscenti, persino con i propri follower. Non basta, l'appartamento può anche essere il nostro luogo di lavoro (non più solo semplice home office per professionisti e telelavoro part-time, ma spazio di co-working e workshop per freelance e makers). L'appartamento è anche cornice museale, location per eventi più o meno mondani, showroom alternativa. L'appartamento diventa valore di scambio, opportunità di amicizia, di viaggio e di scoperta. Dal couchsurfing ad airbnb, grazie anche al consolidato fenomeno dei voli low-cost, condividere e scambiare la nostra casa con altre persone da tutto il mondo per un weekend o per una breve vacanza diventa sempre più facile e alla portata di tutti. Il nostro appartamento diventa prolungamento della nostra persona e del nostro carattere, ci rappresenta, Ikea ci permette di arredarlo e riarredarlo a prezzi mai visti prima, e la stessa attenzione con cui un tempo si sceglievano i vestiti per il sabato sera e con cui ci si pettinava prima di uscire di casa ora è dedicata alla scelta degli oggetti d'arredo e alla immancabile passata last minute con lo swiffer per togliere ogni traccia di polvere dalla vista degli ospiti (sai mai che qualcuno metta su facebook o instagram l'ammasso di ragnatele che si rigenera instancabilmente dietro il frigorifero, sarebbe una figuraccia planetaria!). L'appartamento è il luogo fisico in cui si concretizza la nostra rete sociale, dal virtuale al reale, e in cui showcooking e foodporn trasformano noi tutti in Masterchef per una notte (si certo, va benissimo anche la vecchia tradizionale pizza da asporto, ma con impasto di kamut, ingredienti slow food e una bella innaffiata di birra artigianale). L'appartamento è una splendida opportunità di contatto con il mondo, alla faccia di chi l'ha progettato come contenitore standardizzato di abitudini solitarie. Una nuova vita, tutta da immaginare, progettare, e perché no, postare ('importante, come sempre, è non esagerare).





Internet delle cose

Internet ha cambiato il mondo, mettendo in contatto le persone tra loro, mettendo in contatto le persone con le informazioni, mettendo in contatto le persone con i servizi, mettendo in contatto le persone con gli oggetti. L'evoluzione di internet non finisce e si spinge oltre, mettendo le persone da parte per dare centralità alle cose. Metterci da parte non è sempre negativo. Quando la lavatrice ha iniziato a lavare la biancheria al nostro posto, non siamo stati poi così scontenti. Internet delle cose, o IoT (Internet of Things) è la nuova frontiera del web e della tecnologia smart, è una rete di oggeti che si scambiano informazioni tra loro e che grazie a queste informazioni prendono delle decisioni. Saremo sempre noi a programmare e decidere il funzionamento delle cose, ma gli oggetti grazie alla rete avranno una libertà operativa e decisionale senza precedenti. Il mio frigorifero potrà verificare direttamente il proprio contenuto grazie a QR e Bar code, quindi relazionarsi direttamente col server del mio supermarket online di fiducia e mantenere costante ed equilibrata la mia scorta di alimenti freschi e surgelati, ordinandoli automaticamente e magari chissà, tra non molto al posto della cassetta delle lettere di casa avremo la nostra cassetta refrigerata che accetta anche le consegne alimentari. Questo è solo uno tra gli infiniti scenari futuribili che ci possiamo immaginare. Internet delle cose cambierà il nostro quotidiano lentamente ma inesorabilmente, nel mondo del lavoro ancor prima che nelle nostre case. Qualche settimana fa Google ha acquistato l'azienda Nest, specializzata in domotica. Forse non è un caso se i termostati Nest sono così simili all'occhio del Grande Fratello e di HAL9000. Possiamo stare tranquilli o dobbiamo preoccuparci?


Benessere in ufficio: acustica

Passiamo molto del nostro tempo in ufficio ma troppo spesso il livello di benessere in questo tipo di ambiente è quantomeno scarso, se non pessimo. I fattori che condizionano il benessere in ufficio sono molti, dall'ergonomia alla climatizzazione, dal layout ai materiali, dalla luce all'acustica, e molti altri ancora. Tra i più sottovalutati (in particolare dal management pubblico e aziendale, soprattutto in Italia) c'è senza dubbio l'acustica. Il produttore di arredo metallico Dieffebi ha organizzato presso la sua sede di San Vendemiano (TV) un workshop proprio sul tema dell'acustica, primo di una serie di incontri sul benessere in ufficio. Z Lab, azienda altamente specializzata in ricerca e sviluppo di progetti di engineering acustico, è il partner didattico della giornata e il workshop si sviluppa con un programma molto intenso, a partire da temi più semplici, come la differenza tra isolamento acustico e fonoassorbenza, come il falso mito delle caratteristiche acustiche di sughero e polistirolo, come il falso mito del vetro che non può assorbire rumore, fino a temi più complessi come le leggi fisiche che regolano la diffusione del suono, l'analisi approfondita del fenomeno del riverbero e dei diversi sistemi di assorbimento. Sintetizzando, l'acustica non è un tema facile e molti dei prodotti fonoassorbenti disponibili in commercio, tutti più o meno validi, se utilizzati senza una visione di sistema (e senza una specifica progettazione di intervento su uno specifico ambiente) rischiano di risultate poco efficaci se non inutili. Tra i consigli più curiosi emersi nel corso della giornata, uno  riguarda i materiali, ovvero un materiale fonassorbente deve far filtrare l'aria, quindi se ci soffi sopra e l'aria non passa (vedi sughero e polistirolo) non sei di fronte ad un materiale dalle caratteristiche fonoassorbenti! Altro mito sfatato durante il workshop, la presunta prestazione fonoassorbente del legno superiore al metallo. Il valore fonoassorbente di un mobile tradizionale è condizionato dall'effetto membrana che crea con il suo sistema ante/contenitore/contenuto piuttosto che con il materiale generico di cui è fatto. Molti miti sfatati dunque nel corso del workshop, e poche risposte semplici ad un problema complesso come quello dell'acustica in ufficio. Contrariamente a quanto spesso accade in eventi di questo tipo, il workshop Dieffebi ha un programma molto denso di contenuti formativi mentre i contenuti commerciali sono del tutto marginali. Primo acoustic, il sistema di armadi fonoassorbenti di Dieffebi, entra in gioco in funzione delle esigenze didattiche del wokshop e solo marginalmente viene coinvolto lo staff commerciale dell'azienda, che si inserisce nel dibattito alla pari degli altri partecipanti. Finalmente un workshop che si può veramente definire tale, con la partecipazione bidirezionale al dibattito da parte di tutti i presenti, finalmente un'azienda, Dieffebi, che intuisce il valore della formazione e dei contenuti lasciando per una volta in secondo piano il marketing commerciale di vecchia impostazione. Mi auguro che Dieffebi prosegua su questa strada proponendo molto presto altri incontri dello stesso valore formativo, e mi permetto di stimolare ulteriormente l'azienda chiedendomi: quando riusciremo ad avere un corso di office design nel Veneto?



Blog: Diario errante. 2013

Se il 2012 era stato l'anno della ricerca di contenuti e di contatti interessanti, il 2013 è stato senza dubbio l'anno in cui quei contenuti e quei contatti sono stati vissuti e condivisi. Il 2013 è stato un anno di esperienze vissute, di spostamento dal virtuale al reale, dalla tastiera alla stretta di mano. Semplici contatti, conoscenze approfondite, amicizie consolidate. Persone, sapori, sensazioni, città... tutto vissuto con uno spirito da blogger, da designer, da individuo, tradotto in poche parole, qualche immagine, molte emozioni. Arte e sapori, più di tutto il resto, hanno caratterizzato questo mio 2013. Non ho programmi precisi per il 2014, non ho nessun obiettivo nella testa, come era stato invece in passato, se non quello di vivere molte altre emozioni.

I numeri dicono che il blog, nel suo piccolo, funziona. Oltre 6500 visitatori unici con quasi 3 minuti di tempo medio di visita significa avere più di 500 persone al mese che si fermano a leggere quello che ho da dire. Il post più letto dell'anno riguarda il tema della ricerca, della curiosità, del viaggio (Professione cool-hunter), i più interessanti dell'anno riguardano il design (Cos'è il design? - Design tra utopia e progetto) e il sapore del cibo e delle persone (Innovare con il sapore). Questi i temi che mi hanno e vi hanno interessato di più, nel 2013. Siete in tanti a leggermi, più di quanto avessi mai immaginato qualche anno fa, quando ho iniziato a scrivere sul web. Resta un piccolo blog il mio, senza pretese, ma un blog sincero, e sempre più vero. Ho ritrovato la voglia di esprimermi  attraverso le immagini, ma soprattutto ho ritrovato la voglia di respirare l'aria delle città, dei luoghi, ho ritrovato il piacere degli sguardi dal finestrino di un treno o di un aereo, il piacere degli sguardi delle persone. Grazie 2013, benvenuto 2014.

- Immagine: degustazione Monte Zovo Winery, Chef Perbellini
- Blog: diario errante. 2012

Carlo Scarpa: Gipsoteca Canoviana a Possagno

Gipsoteca Canoviana Possagno
C'è un piccolo scrigno di magia tra le montagne trevigiane, a Possagno. La casa natale del più importante scultore neoclassico della storia, Antonio Canova, è dall'esterno una semplice, quasi banale, tipica casa veneta. Il cortile interno è ben curato, con un tipico giardino italiano. Da un lato la continuazione della casa natale, dall'altro le vecchie scuderie e il grande edificio delle gipsoteche. Per entrare negli edifici si devono aprire le porte di ingresso con vecchie maniglie e serrature, che stimolano una curiosa atmosfera di scoperta ed esplorazione. L'atrio di ingresso delle gipsoteche è uno straordinario ombelico di emozioni. Frontalmente, la gipsoteca ottocentesca progettata dall'architetto Francesco Lazzari. Lateralmente, l'Ala Scarpiana, progettata dall'architetto Carlo Scarpa. I due spazi si parlano, in una dialettica di luci, ombre, volumi, grandezze, atmosfere. La gipsoteca ottocentesca è immobile, monumentale, con una luce soffusa che trasforma le imponenti opere del Canova in una infinita tonalità di grigi. La gipsoteca scarpiana è fluida, fresca, colorata dal sole, avvolta da un abbraccio di luce che trasforma i gessi e le terracotte in oggetti vivi. Marmo, cemento grezzo, acciaio verniciato, legno, vetro, sassi, acqua. L'ala scarpiana è un compendio di materiali, una danza di luci, ombre e volumi architettonici. La cura dei dettagli è maniacale, dai battiscopa in acciaio ai gradini in marmo che sembrano sospesi, in bilico come elementi vivi di moderne rovine archeologiche. Lo sguardo è attratto dalla vista prospettica verso l'esterno, verso il giardino, verso la piccola fonte con piscina, che fa da sfondo alle tre grazie. La mente è attratta dallo squarcio sulla parete che lascia intravedere l'edificio delle scuderie. L'anima è attratta dalle geometriche aperture verso il cielo, che trasmettono un film interminabile di nuvole che si rincorrono.




La vita, per esempio.

Madiba
Oggi è un giorno particolare, è il giorno 11 del 12 del 13. Una combinazione particolare. Particolare anche perché oggi è il centenario dalla nascita di mio nonno, nato il giorno 11 dicembre del 1913. Non è riuscito ad arrivare a 100, si è fermato qualche anno fa, vicino quota 93, ma so che a lui andava bene così. Mio nonno era un brontolone, aveva molti difetti, non avevamo un rapporto particolarmente profondo, ma ci volevamo bene, semplicemente. Mio nonno mi ha insegnato una sola cosa, una sola, ma è di quelle cose che non dimenticherò mai: il valore dell'esempio. Mio nonno aveva lavorato in fonderia, aveva cresciuto una famiglia, era una brava persona, come tante, aveva un carattere non sempre facile, non era perfetto, anzi, ma sulle cose fondamentali, quelle importanti, ha sempre dato l'esempio. Io su quell'esempio ho fondato alcune delle poche certezze della mia esistenza, una di queste, forse la più importante, è sapere che si può affrontare la morte come si sono affrontate tante altre cose della propria vita. Pochi giorni prima di andarsene per sempre, in quel letto di ospedale che non sopportova più, mi ha guardato, alternando il suo sguardo con l'orologio che aveva al polso, indispettito per il tempo che non passava. Ho capito che aveva voglia di andarsene, definitivamente, tranquillamente, perché era arrivato il momento, perché era giusto così. L'ha fatto pochi giorni dopo, brontolando fino all'ultimo momento, ovviamente. Quest'anno se ne sono andati due vecchietti che ammiravo molto: Don Andrea Gallo e Margherita Hack. Questi due vecchietti sono importanti non tanto e non solo per quello che hanno fatto, detto, scritto, ma per l'esempio che ci hanno dato, con la loro vita. In questi giorni salutiamo per l'ultima volta anche Nelson Mandela, un eroe, non un santo. Non si tratta di essere perfetti, si tratta di dare l'esempio, di ispirare altre menti, altri cuori, altre anime, ispirare la gente a fare altrettanto, nel loro piccolo, nel quotidiano. Siamo una società ingenua, spaesata, che ha bisogno di esempi. Quando non riusciamo a spiegare le nostre idee, le nostre emozioni, le nostre sensazioni, lo strumento più potente nelle nostre mani è il ragionamento e la comunicazione attraverso gli esempi. Se dovessi spiegare me stesso, raccontare chi sono, come sono, le mie passioni, le mie idee, le mie debolezze, i miei errori, le mie soddisfazioni, i miei progetti, il mio passato, il mio presente, il mio futuro... come potrei fare per farmi capire da tutti? Con la mia vita, per esempio. 

- Immagine: Nelson Mandela, Madiba
- Don Andrea Gallo
- Margherita Hack

Studi Aperti: Enzo Berti

Enzo Berti design
Once upon a time, Enzo Berti racconta i suoi progetti presso Spazio Silos a Mirano, Venezia. L'evento è inserito nel programma Studi Aperti, organizzato da Open Design Italia e Ottagono. Purtroppo diluvia, ma si intuiscono i tratti esterni del pregevole recupero industriale di Studio Silos: acciaio, cemento, vetro, mattoni, legno. L'esterno dialoga perfettamente con l'interno, creando sensazioni minimali, rigorose, museali. I pezzi di design di Enzo Berti riscaldano la galleria, ambiente espositivo che sorprende, con la botola sul pavimento che regala una vista unica verso il piano inferiore. L'atmosfera è rarefatta, i dialoghi soffusi, fingerfood e spumante sono disposti con accuratezza, perfettamente intonati con tutto quanto li circonda. La pioggia concede una tregua, usciamo, ci gustiamo i dettagli architettonici di Spazio Silos. Architettura, arte, design, fotografia, un dialogo vivo.



Studi Aperti: JoeVelluto

Joe Velluto Studio
HIFI Design time da JoeVelluto studio a Vicenza. Musica e Design ad alta fedeltà per l'evento, parte del programma Studi Aperti organizzato da Open Design Italia e Ottagono. L'atmosfera è vivace, gli spazi industriali dello Studio JoeVelluto brulicano di creatività. Giovani designer e studenti si mischiano a professionisti affermati, in un clima che ha un retrogusto di Scuola Italiana Design. Vecchi amici e compagni di avventura, volti nuovi e volti conosciuti, il brusio delle chiacchiere e il sound di King P Dj. Le scrivanie dello studio sono rimaste così, come erano poche ore fa, quando qualcuno ci stava lavorando sopra. Un grande tavolo accoglie patatine, noccioline e birra, ovvero tutto il necessario per far festa. La serata non è un palcoscenico, si respira una vera, semplice connessione umana. Intorno a noi, maleducati pezzi iconici di Useless design si mischiano a poetici oggetti di industrial design. Mi è venuta fame, le patatine non mi bastano. Saluto tutti. Funcool Design. 

- Immagine: JVLT Studio, Andrea Maragno per BlaBla
- Ottagono, Studi Aperti a Vicenza
- Open Design Italia
- JVLT JoeVelluto Studio